
BRILLANTE WEBLOGMaestro unico e tempo pieno
"Il piano dice: sarà aumentato del 50% del tempo pieno: «Con il passaggio al maestro unico nella scuola primaria ci saranno più docenti per aumentare il tempo pieno del 50%". L'insegnante unico ha un carico obbligatorio di lezioni di 24 ore settimanali a fronte del carico orario di 27 o 30 ore settimanali attuali dei docenti del modulo. La differenza oraria tra 27/30 ore e 24 potrà essere reinvestita in attività di tempo pieno, da assegnare o allo stesso docente unico o ad altro docente. Oltre al docente unico per le classi di scuola primaria funzionanti 24 ore a settimana sarà presente anche l'insegnante di inglese».
Peccato che la matematica non sia un opinione: i conti non tornano. Se il maestro unico deve fare 24 ore come fa a farne di più? Quelle ore come gli vengono pagate? Rimarrebbe da solo con una classe di 30 bambini per tutta la giornata? Come si può aumentare il tempo pieno se gli insegnanti sono di meno?"
Taglio dell'orario alle superiori
Meno ore di lezione negli istituti tecnici e professionale, che passeranno da 32 a 36 ore la settimana e nei licei classici, scientifici, linguistico e delle scienze umane (da 33 a 30 ore).
Gli indirizzi di studio nella scuola secondaria superiore sono 900, troppi per il Ministero dell'istruzione, che ne prevede una riduzione.
Gli attuali indirizzi, sottolinea una nota del Ministero, sono «sproporzionati alle esigenze formative e hanno prodotto inefficienza». Si interverrà soprattutto negli istituti tecnici e professionali, eliminando le duplicazioni (esempio istituto tecnico-commerciale e istituto professionale per il commercio), che «confondono l'utenza senza apportare valore aggiunto».
Altra novità è l'accorpamento delle classi di concorso: quella «con una comune matrice culturale e professionale» verranno accorpate. Ad esempio, oggi matematica e matematica applicata rappresentano classi di concorso diverse, «creando talvolta difficoltà nell'efficiente gestione del personale».
(L'Unità)




Con questa manovra il Governo presenta la sua idea di scuola: un terreno di caccia in cui razziare risorse e sacrificare sull'altare del risanamento un servizio essenziale per il futuro del Paese.
Un Governo che millanta di abbassare per tutti il livello di tassazione, introduce la più pesante e iniqua tassa che si possa immaginare: una tassa sul futuro dei ragazzi e del Paese.
I tagli che verranno dall'applicazione del decreto non sono razionalizzazioni, sono dismissioni del sistema pubblico di istruzione che comporterà, tra l'altro, la scomparsa della scuola in tanti piccoli comuni.
Il problema a questo punto non riguarda solo la scuola e il suo personale, riguarda queste comunità e l'intera struttura civile del Paese.
Un conto è razionalizzare, un conto destrutturare: razionalizzare è utilizzare al meglio le risorse e dare qualità al sistema, destrutturare è abbattere e lasciare macerie.
Al Ministro dell'Economia vogliamo ricordare che Attila non è sicuramente un modello di strategia da seguire se si vuole puntare ad uno sviluppo sia civile che economico del Paese.
Al Presidente del Consiglio diciamo che forse avremo il ponte sullo stretto, ma sarà smantellata l'infrastruttura che più conta per una società della conoscenza.
Noi sfideremo il Governo sulle condizioni di fattibilità di questa manovra, che riteniamo una "missione impossibile" sia per l'entità degli interventi sia per la complessità e i tempi delle procedure che occorre mettere in atto, sia per l'intreccio delle competenze istituzionali e costituzionali in materia di programmazione dell'offerta formativa che coinvolgono, oltre al MIUR, le Autonomie Locali e le Regioni.
Al Ministro dell'istruzione chiediamo di dar seguito nella sua azione di Governo a quanto dichiarato in sede parlamentare: "La scuola non può essere solo un capitolo di bilancio".
Francesco Scrima, Segretario Generale della CISL Scuola

"La FLC parteciperà a tutti gli incontri che il Ministro intenderà promuovere ma dichiariamo fin da ora che noi assumeremo una posizione di opposizione e contrasto ad una manovra che non solo non condividiamo ma che consideriamo di una gravità fino ad ora sconosciuta.
Il Ministro Tremonti, il Governo e la maggioranza hanno cucito sulla scuola un cappotto soffocante.
Qui, signor Ministro, il problema non sono i cambiamenti che Lei auspica e che dovrebbero essere introdotti nel nostro sistema ma prendere atto che con questa manovra economica il sistema scolastico entra in una situazione di emergenza che non solo assorbirà ogni sforzo ma che segnerà profondamente, ed in peggio, i prossimi anni.
Dico ciò
Tutto ciò mentre:
Siamo di fronte ad un taglio doppio nella sua entità, perché non dà - considerata la crescita di alcuni indicatori fondamentali - e perché toglie rispetto all'esistente.
Questa situazione per noi è inaccettabile.
Per queste ragioni noi non siamo oggi di fronte ad un processo di razionalizzazione nella scuola (e la razionalizzazione ha una sua dignità ed un suo valore non necessariamente negativo) ma siamo di fronte ad una vera e propria dismissione della nostra scuola pubblica.
Gli strumenti per attuare le decisioni del Parlamento sono pesanti, salvo che non si voglia far credere che il taglio è tanto ampio da non essere realizzabile.
Io non ho alcuna intenzione di cullarmi in questa ipotesi furbesca perché ricordo che, se anche così fosse, il conseguente taglio degli investimenti per una cifra pari al mancato “risparmio” si incaricherebbe di produrre comunque la riduzione di spesa prevista nella Finanziaria.
Circa l'attuazione, considerato che alcuni strumenti potrebbero non risultare politicamente praticabili dal Governo perché aprirebbero un conflitto istituzionali con le regioni circa le rispettive competenze (es.: gli interventi sulla rete scolastica) è chiaro che un taglio così drammatico verrà realizzato prioritariamente mediante due strumenti principali:
Dall'insieme di queste considerazioni nasce la nostra opposizione di merito con tutto ciò che questo significa".
Panini CGIL

TAGLIO ORGANICI, GILDA: SCUOLA PIÙ MASSACRATA DI ALITALIA
“Le misure annunciate dal ministro Gelmini dimostrano come lo Stato italiano, invece di investire nel sistema dell’istruzione, stia dismettendo la scuola pubblica. Quello che il ministro intende mettere in pratica è un piano di ristrutturazione aziendale al ribasso che, se attuato, avrà ripercussioni ben più gravi rispetto a quelle del caso Alitalia. Nel nostro settore, infatti, rischiano la disoccupazione circa 100mila persone”. È quanto dichiara il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, in merito ai tagli di organici previsti da viale Trastevere.
Riferendosi, poi, alle dichiarazioni della Gelmini, secondo la quale “l’insegnamento non è per tutti e può farlo solo chi è animato da una forte passione, perché insegnare non è un lavoro, ma una missione”, Di Meglio sottolinea: “Lo stesso discorso vale per la classe politica al governo, perché anche il Parlamento non è uno “stipendificio”.
E sull’ipotesi prospettata dal ministro di risolvere il problema del precariato “convertendo” questi docenti in figure professionali del turismo, il coordinatore nazionale della Gilda ribatte: “In questo modo si mortifica la professionalità di colleghi che da anni si impegnano per la crescita culturale del Paese. Gli insegnanti – attacca Di Meglio – non sono pedine da spostare sulla scacchiera”.
“Se il ministro non farà retromarcia e continuerà a ignorare le proteste che da più parti si stanno sollevando contro i provvedimenti annunciati adotteremo tutte le forme di protesta possibili”.
Roma, 9 settembre 2008
(Gilda degli Insegnanti)